Uccisa di freddo - di Alessandro Di Battista -
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| Foto del canale di Di Battista |
DI ALESSANDRO DI BATTISTA;
Nella scorsa notte una neonata di otto mesi è morta congelata. Dire che sia “morta” è sbagliato.
La verità è che è stata uccisa da quelli che hanno raso al suolo Gaza. Ed è stata uccisa pure da tutti quei politici occidentali che non hanno mosso un dito per salvarla e anzi sono stati complici degli israeliani. Quella bambina è stata ammazzata dagli stessi terroristi israeliani che ancora oggi bloccano gli aiuti umanitari e che ancora oggi uccidono palestinesi. Quella bambina si chiamava Rahaf Abu Jazar. Leggete le parole di sua madre: “Quando ci siamo svegliati, abbiamo scoperto che era sotto la pioggia e sotto il vento, e la bambina è morta improvvisamente di freddo”. Provate a mettervi nei panni di quella donna. Provate anche solo per un istante a immaginare il dolore che le ha devastato il petto nel vedere la figlia senza vita. Una madre probabilmente che pensava di essere riuscita a salvare una figlia sopravvissuta per otto mesi alle bombe, alla fame, al sadismo di quelle bestie di Satana. E poi no, non è stata la pioggia o il vento a portarsela via: è stata l’occupazione. È stata la violenza. È stato un sistema disumano che definisce “diritto a difendersi” il genocidio dei palestinesi.
Quando guardo le immagini di quei ragazzini spazzati via come se nulla fosse penso ai miei figli. Penso che quei bambini potrebbero essere i miei. Viviamo in un mondo disgustoso infestato da ipocriti che voltano lo sguardo dall’altra parte. Gli stessi ipocriti che provano a lavarsi la coscienza ospitando qualche palestinese in fuga, e poi — quando si tratta di colpire Israele — non hanno il coraggio di applicare neppure una sanzione. Neppure una. Oggi è questa l’Europa. Ed è questo il cosiddetto occidente. Oggi non voglio aggiungere altro. Mi fermo qui. Vi auguro buonanotte. E vi auguro anche un’altra cosa: che ogni giorno possiate continuare a occuparvi di Gaza. Non credete a quelli che dicono che non ci riguarda. Ci riguarda eccome. A partire dalle nostre coscienze.

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