Lavorare meno non abbassa la produttività e fa stare meglio: lo studio australiano

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Una nuova versione della settimana lavorativa di quattro giorni sta rapidamente guadagnando attenzione a livello globale, in risposta alla crescente richiesta di modalità di lavoro flessibili, all'aumento dei livelli di burnout e alla maggiore enfasi sull'importanza dell'equilibrio tra vita professionale e privata negli ambienti di lavoro post-pandemia.

Uno studio australiano condotto da ricercatori della Deakin University e pubblicato su "Nature" ha preso in esame il cosiddetto "modello 100:80:100", che offre ai dipendenti il ​​100% della retribuzione per l'80% delle ore lavorative, in cambio dell'impegno a mantenere la stessa produttività ed è emerso che tale approccio «non solo permette di ridurre il numero di giorni lavorativi, ma anche il numero complessivo di ore lavorative settimanali».

La ricerca si è avvalsa di interviste a figure chiave di diverse aziende in tutta l'Australia che hanno già sperimentato questa nuova modalità di lavoro, al fine di indagarne le motivazioni e identificare le caratteristiche principali, i vantaggi, le sfide, gli indicatori di performance e il potenziale per promuovere un migliore equilibrio tra vita professionale e privata.

«Dai dati delle interviste sono emersi dieci temi principali, che dimostrano come il modello 100:80:100 sia una forma di organizzazione del lavoro che, se guidata dal management e promossa dai dipendenti, può portare a un miglioramento dell'equilibrio tra vita professionale e privata e contribuire a ridurre il burnout - si legge nella ricerca - Utilizzando una combinazione di teorie sulla leadership di confine e trasformativa, i risultati indicano che un'adozione efficace richiede motivazioni chiare per il cambiamento, un'adeguata pianificazione e formazione, e misure consolidate per valutare il successo sia a breve che a lungo termine.

Sono stati riscontrati numerosi esempi di benefici sia per la vita lavorativa che per quella extra-lavorativa; non è stato necessario un aumento del 25% della produttività oraria per mantenere i livelli di prestazione precedenti, i confini tra lavoro e vita privata sono stati chiaramente comunicati in tutti i diversi modelli 100:80:100 e la permeabilità dei confini è risultata bassa. Attualmente mancano studi accademici sul modello 100:80:100, pertanto questi risultati, basati sull'esperienza diretta di coloro che hanno sperimentato questa forma di settimana lavorativa di quattro giorni, offrono un prezioso contributo a questo tema emergente, fornendo spunti importanti per studiosi, professionisti e responsabili politici.

La riduzione dell'orario di lavoro ha anche implicazioni per gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e per il raggiungimento degli obiettivi SDG3 (Salute e benessere), SDG5 (Parità di genere) e SDG8 (Lavoro dignitoso e crescita economica)».

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Peppe Cotroneo
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