Europee 2019: così Matteo Salvini ha vinto, prima sui social e poi alle urne
Ha vinto Salvini. Bravo. Ma come ha vinto? Ve lo
siete chiesti?
Ha avvelenato il Paese iniettando, giorno dopo giorno, dosi
massicce di paura tra gli italiani. Ha riempito il Paese di nemici contro cui
combattere. Ha messo gli uni contro gli altri. Ha creato ad arte emergenze che
non esistono con l’aiuto complice di media drogati da click e dati d’ascolto.
Ha reso il Paese più cupo. Ha corrotto l’opinione a colpi di fake
news. Ha sdoganato i razzisti, che non si vergognano più di esserlo, e di
esternarlo.
Ha risvegliato i fascisti. Ha incattivito le
casalinghe, le più accanite sui social, con minacce e auguri di morte postati
sulle bacheche tra un fiorellino e un cagnolino da salvare (ma nessuna pietà
per chi annega in mare). Ha svilito la religione, brandendo un giorno il mitra
e un giorno il vangelo o il rosario. Ha spento la speranza di tanti stranieri
onesti di riuscire a diventare italiani.
Ha solleticato gli istinti più
beceri della gente pur di avere like e condivisioni. Ha allevato e fatto
crescere con grande tenacia un popolo web intriso di cinismo e violenza. E
adesso, quella violenza e quel cinismo sono usciti dai social. E sono tra noi.
Ha scientemente, e per anni, fatto credere che il Paese fosse invaso da
stranieri e che i crimini, di qualunque genere, fossero a loro ascrivibili. E
poco importa che i dati siano lì, con la loro freddezza e veridicità, a
smentirlo. La percezione che ha creato machiavellicamente fra la gente ha generato
mostri di cui in molti hanno avuto paura.
Una narrazione inquinata porta a risultati
aberranti.
E così, gli italiani hanno votato in massa “il
capitano” coraggioso, per essere protetti da questi mostri che nella
realtà, però, non esistono. Sono mostri alimentati scientemente in rete, anche
grazie a campagne a pagamento. Letteralmente, “si investe sulla
paura”. Perché la paura ha un ritorno sull’ investimento garantito.
Il 34,33
per cento incassato alle elezioni europee dalla Lega è lì a
testimoniarlo. Salvini
è arrivato a propinare video a pagamento di violenza persino ai minorenni.
Cioè, il ministro dell’Interno ha pagato per mostrare clip violente anche ai
bambini. Una cosa di una gravità assoluta.
E non ha propinato loro un banale spot elettorale. No. Bensì
un video amatoriale trovato chissà dove. Una clip che mostra un ragazzo di colore
che minaccia pesantemente un vigile. Non sappiamo come, quando e
perché. Quello che sappiamo, però, è che se guardavi un video musicale, un
tutorial, una presentazione su Youtube per i fatti tuoi, senza volerlo, ti
ritrovavi di fronte una scena di violenza, che spaventa e fa
incazzare.
E davvero chiunque potrebbe essere incappato nell’odio
propinato da Salvini. L’unico ministro dell’Interno al mondo che paga per
mostrare clip violente. Eccola, la campagna per le Europee del leader della
Lega Salvini: tra gattini e selfie, un’iniezione a pagamento di violenza,
diverbi, insulti, che hanno per protagonisti i “cattivi” extracomunitari. Clip
che hanno creato nella nostra società psicosi e odio razziale, come
testimoniano i casi quotidiani di xenofobia. Clip del tutto simili
a quelle che hanno caratterizzato le campagne di Trump, della Brexit e di
Bolsonaro, e che fanno pensare che, dietro, ci sia una strategia della
paura comune e ben orchestrata. L’unica differenza è che negli altri
Paesi non era di certo il ministro dell’Interno a pagare per diffondere queste
clip violente. Solo in Italia è successo questo. Un ministro che evidentemente
ha bisogno di creare problemi finti, non riuscendo a risolvere i problemi
reali. Infatti mafia, corruzione, evasione fiscale sono sempre lì, fardelli
pesantissimi che non permettono lo sviluppo del Paese e ne compromettono il
futuro. Ma meglio gettare fumo e paura da capitalizzare
subito. E i problemi finti non sono scelti a caso. SWG ha confermato che
il 45% degli italiani che ha votato Lega lo ha fatto per via
dell’immigrazione.
Per questo, con una raffica impressionante di post e tweet,
la Lega ha puntato tutto su questo tema. All' Europa, nemmeno si è fatto
cenno. Eppure erano elezioni europee!
Solo nell’ultima settimana di campagna elettorale, Salvini
ha praticamente monopolizzato i social. Per capirci, solo su Facebook ha
sfornato 186 post e raggiunto 19 milioni e 600 mila interazioni settimanali (Di
Maio 55 post, 3 milioni e mezzo, Zingaretti 55 post, 446 mila 600, solo per
avere un’idea delle proporzioni). Numeri impressionanti, che dimostrano in modo
inequivocabile la sua supremazia social, praticamente senza argine alcuno. Poi
ci sono Instagram, Twitter, YouTube, senza considerare le continue apparizioni
televisive. Insomma: sfuggire alla sua propaganda è davvero impossibile.
Non dobbiamo quindi stupirci che i suoi “mostri” vengano
percepiti come reali da milioni di persone. Lui lo sa bene. Per
questo adotta tutte le pratiche, anche le più scorrette, pur di raggiungere il
suo obiettivo, e se ne infischia delle regole. L’utilizzo di pratiche come il
“vinci Salvini” che altro non è che clickbaiting (acchiappaclick)
camuffato da gioco, oppure la scelta di non fermare la propaganda
social nonostante il silenzio elettorale, ne sono la dimostrazione. Il
risultato elettorale della Lega non deve dunque stupire.
È il risultato di una
ben orchestrata strategia della paura. Una strategia che ha inquinato il Paese
e che ha portato a questo risultato aberrante. Ma che è anche la conferma
ulteriore, se ce ne fosse ancora bisogno, che i social network, oggi più che
mai, giocano un ruolo determinante sull’opinione pubblica. Dopo aver reso il
Paese più impaurito, cupo, cinico, Salvini ha vinto. Ma dalla paura, dalla
cupezza e dal cinismo non è mai nato nulla di buono. Mai.
(Scritto da Daniele Cinà e pubblicato sul sito: ilfattoquotidiano.it)
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